Una ha fatto all'altra "Bè, che cosa ci lasciamo alle spalle?"
Allora ci ho pensato anch'io, a cosa mi sarei lasciata alle spalle... Poi però mi sono resa conto che non avrei fatto in tempo a lasciare niente che già sarei tornata a casa.
Non farò resoconti del viaggio perché non è il luogo adatto
[link] <- ho cambiato photogallery, finalmente...!
A parte tutto, oggi parlando con un amico di un suo problema, ho riflettuto su una cosa:
Niente si cancella; Quando fai un errore, un gesto, quello resta lì... è brutto, lo so; è brutto fare questo tipo di "riflessioni", ma inevitabilmente prima o poi ti capita... è una cosa che odio! Vorrei che gli errori che abbiamo commesso si potessero cancellare, ma in realtà non si può, resteranno qui per sempre! E questo ti da fastidio perché spesso i tuoi errori non feriscono solo te, ma soprattutto gli altri...
Ma è così, nel momento in cui fai un gesto, questo "viene" scritto, viene registrato nella tua storia.
Quella cosa c'è, ci sarà SEMPRE, è successa, da qualsiasi punto di vista tu voglia vederla e per quanto tu ti sforzi di interpretarla o di giustificarla, di darle un senso "positivo", questa cosa è successa così com'è, nuda e cruda dei tuoi sensi, e nessuno la cancellerà per te.
Puoi porvi rimedio... Ma nessuno cancella "il gesto", quello che è successo... Quel gesto resta lì, come una cicatrice... E ogni tanto ci ripensi, e ti fa male... a seconda che sia più o meno grave, che tu abbia fatto o abbia subito l'errore di un altro, ti farà sempre male quando ci ripenserai...
Manu... vorrei che tutto per te si risolvesse...
Vorrei che esistesse un tasto delete... Ma chi non lo vorrebbe...
Siamo esseri umani capaci di "grandi cose", sappiamo volare e trovare le tangenti ad una circonferenza su un piano di assi cartesiano, e poi siamo così fragili, non siamo neanche in grado di affrontare la realtà quotidiana; ci fa così tanta paura? Cerchiamo di dare una giustificazione a qualsiasi atto sbagliato, pur di metterlo da parte, di sorvolare, di non rischiare.
Non capiamo che un errore, per quanto contestualizzabile e giustificabile sia, tale è e tale rimane.
L'errore non lo puoi "modellare", cerchi di modellare e distorcere il contesto in cui è nato in modo che faccia comodo a te, ma l'errore resta lì, non puoi modificare anche quello, l'errore resta "immacolato" e invariato in un contesto che noi abbiamo creato per renderlo sopportabile e, soprattutto, lontano da noi.
La giustificazione che noi tessiamo attorno ad un errore è solo di nostra, personale, individuale invenzione, non è reale Nella realtà lunica cosa esistente è proprio lerrore, il fatto, lazione. Poi, noi lo addobbiamo come ci conviene, per conviverci bene;
Inventiamo scuse per aggirare questa realtà scomoda, e in questo siamo molto bravi (bravissimi).
Noi "non ci pensiamo", che è meglio; facciamo finta di niente, tutto questo perché siamo veramente troppo fragili e abbiamo troppa paura di essere soli per colpa degli errori nostri o altrui (ma è così, ognuno di noi è solo - [link]).
Allora sorvoliamo, interpretiamo la realtà come ci piace.
Questo significa vivere? Ma viviamo attraverso cosa? Attraverso la realtà, o attraverso le nostre costruzioni, le nostre giustificazioni?
Fino a che punto ne vale la pena?
Io non voglio sopravvivere Io voglio vivere! diceva qualcuno [vedi wall-e] ci piacciono tanto queste frasi fatte, tanto poetiche, quando siamo i primi a preferire il sopravvivere ( le nostre invenzioni, le nostre giustificazioni, i sensi che diamo agli errori) al vivere (la realtà così comè, nuda e cruda, il fatto, UN SENSO SOLO senza alcun "ma", e non tanti insieme...).
Vivere è più difficile, il dolore di chi vive è sempre e reale e sentito ("yeah you bleed just to know you're alive"), ma alla fine dei conti è altrettanto reale e profonda la gioia, lamore; e questo lo sa solo chi ha vissuto; vivere è difficile, ma chi ci riesce si porta dietro molti pesi in meno, poche interpretazioni e più verità.
Sta a noi scegliere;
Tra un vivere e un sopravvivere, tra lerrore e linterpretazione fatale, cè una linea sottile; se scegliamo di attraversarla, se scegliamo di passare sopra gli errori, sappiamo comunque che niente sarà vero come lo era prima.
Chi vive la sente, la differenza, nel momento in cui passa al sopravvivere. Oh, la sente eccome;
Ma noi facciamo finta di non sentirla, di non accorgercene (quando invece nel profondo ne siamo ben consapevoli), e sopravviviamo perfettamente, ognuno nel proprio mondo giustificato, un mondo in cui ogni errore trova il suo posto dentro questa nostra (tutta umana) meravigliosa e comoda invenzione, che abbiamo chiamato "era il destino a volere che facessi questo percorso"; Ecco dove finiscono gli errori, nostri e degli altri.
Siamo così fragili e prevedibili;
Sopravviviamo attraverso il destino, ma viviamo attraverso noi stessi.
È più facile sentirsi guidati dal destino, attribuire a lui tutti questi errori.
Ma cosa ci farà mai questa solitudine, che ne abbiamo così tanta paura?
Vivere non è forse una cosa che ci appartiene poi così come pensiamo.
Per fortuna si è sempre in tempo a varcare di nuovo quella linea sottile; Solo che tornare a vivere è una strada tutta in salita è più facile scendere, si sa.
Ma credo che dalla cima si goda di uno splendido panorama.
E l'invincibile non è quello che vince sempre
Ma quello che anche se perde non è vinto mai
L'intelligenza è nel corpo, il sapere nel cuore
Se pensi sempre ad un muro un muro troverai
Mi son trovato memorie che non sono mie
Ho un solo nome ma almeno cento identità
È naturale preferire le belle bugie
Alla durezza di ghiaccio di certe verità
Viviamo comodi dentro alle nostre virgolette
Ma il mondo è molto più grande, più grande di così
Se uno ha imparato a contare soltanto fino a sette
Vuol mica dire che l'otto non possa esserci?
Bisogna avere coraggio, a scegliere di salire verso la vita. Tanto, tanto, troppo coraggio; chi vuole vivere deve necessariamente rischiare di perdere tante cose. Ma alla fine, erano cose reali? Erano sentimenti e persone reali?
Sappiamo che farà male. Fa male per forza passare dal sopravvivere al vivere. Renderci conto che dobbiamo essere noi a vivere la realtà di un mondo uguale per tutti, non individuale, non interpretabile, ma oggettivo, senza destini incrociati che ci tengano la mano.
Ma, bè, chi lo sa.
Per ora, sopravviviamo un po tutti.
Voglio un mondo nuovo e sconosciuto da cui ripartire senza gli errori miei e degli altri sulle spalle.
E non vuoi nessun errore,
però vuoi vivere,
perché chi non vive lascia
il segno del più grande errore...












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Love, Jen*
Portfolio
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Per sempre nell'anima
~
I grandi dolori sono muti.
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"Emancipate yourselves from mental slavery, none but ourselves can free our minds"
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"Emancipate yourselves from mental slavery, none but ourselves can free our minds"
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Per sempre nell'anima
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I grandi dolori sono muti.
cmq come vuoi..ma te ne pentirai mhuahuahua ..x'D
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Per sempre nell'anima
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I grandi dolori sono muti.
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I grandi dolori sono muti.
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Per sempre nell'anima
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I grandi dolori sono muti.
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